L'arco di Santo Stefano, una delle porte del borgo antico di Martina Franca
L'arco di Santo Stefano, una delle porte del borgo antico di Martina Franca — foto: Alessandra Angeletti · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

C’è un modo semplice per capire dove finiva la Martina Franca antica: seguire le porte. Sono quattro, stanno ancora al loro posto, e disegnano un perimetro che il tempo ha reso quasi invisibile ma non ha cancellato. Percorrerlo è un esercizio piacevole e istruttivo, perché racconta una città che nel giro di quattro secoli è passata dal difendersi al mettersi in mostra.

Perché Martina Franca ebbe bisogno di mura

Quando nel 1310 Filippo I d’Angiò, principe di Taranto, rifondò l’abitato concedendo franchigie a chi fosse venuto ad abitarlo, il centro cominciò a crescere in fretta. Una comunità in crescita, in quel secolo e in quella posizione, si proteggeva: nel Trecento venne costruita una cinta muraria robusta, circondata da un fossato e rinforzata da un buon numero di torri, alcune a pianta quadrata, altre circolari. All’interno si aprivano quattro porte, che erano gli unici punti di accesso alla città. Il tracciato di quel perimetro è la ragione per cui ancora oggi il centro storico ha una forma chiusa, quasi ovale, riconoscibile anche su una mappa.

Porta di Santo Stefano, la principale

È l’ingresso più importante e il più scenografico, e si trova nella parte orientale del borgo antico, accanto al Palazzo Ducale. Costruita nel Trecento insieme al resto della cinta, venne modificata più volte nei secoli, fino alla trasformazione barocca del 1764, che eliminò ogni residuo elemento militare e la trasformò in un arco monumentale. In cima si trova la statua equestre di San Martino: la tradizione la lega al presunto intervento miracoloso del santo patrono, che nel 1529 avrebbe salvato la città da un assedio di truppe mercenarie. Che ci si creda o meno, il messaggio urbanistico è chiaro: una porta che non serve più a chiudere, ma ad annunciare.

Porta di San Nicola, la più antica

Si affaccia sul lato ovest della cinta ed è considerata la porta più antica di Martina Franca, storicamente definita Porta Maggiore perché dava accesso al primo nucleo sviluppatosi in epoca angioina. Oggi la sentirete chiamare quasi sempre Arco di San Francesco, per via della chiesa costruita nelle vicinanze sul finire del Seicento. Anche questa porta ha avuto la sua metamorfosi: fu rimaneggiata nel 1753 da Pietro Bruni, che ricavò un vano abitativo sopra l’arco. È un dettaglio che vale la pena notare, perché spiega perfettamente come funzionò il riuso di queste strutture: da opera difensiva a pezzo di città abitata.

Consiglio pratico: percorrete le porte ad anello, in un’unica passeggiata, invece di incontrarle a caso durante il giro dei monumenti. Partite da Porta di Santo Stefano, girate lungo il bordo esterno del centro storico e rientrate dalla parte opposta: bastano poco più di trenta o quaranta minuti a passo lento, e alla fine avrete in testa la mappa mentale della città vecchia. Fatelo prima di visitare piazze e palazzi: tutto il resto risulterà più comprensibile.

Porta Stracciata e Porta del Carmine

Le altre due sono meno appariscenti e proprio per questo più facili da perdere.

  • Porta di San Pietro, che prende il nome dalla vicina chiesa di San Pietro ma che tutti a Martina conoscono come Porta Stracciata.
  • Porta di Santa Maria, comunemente detta Porta del Carmine.

Nessuna delle due ha la teatralità di Santo Stefano, ma entrambe conservano la funzione originaria di soglia: da un lato la trama fitta dei vicoli bianchi, dall’altro la città che si è espansa dopo. Il passaggio si sente fisicamente, nel cambio di larghezza delle strade.

Che cosa resta della cinta

Delle mura vere e proprie sopravvive poco di continuo: il fossato è stato colmato, molte torri smantellate o inglobate negli edifici. Quello che resta pienamente leggibile sono le porte e, soprattutto, il tracciato. Le strade che circondano il centro storico ne ricalcano l’andamento, e camminando lungo quell’anello si intuisce dove correva il muro. In alcuni punti si riconoscono ancora tratti di muratura antica riutilizzati come base di case successive: è la storia normale delle città che non sono state distrutte, ma riscritte.

Il passaggio dal difendersi al mostrarsi

La cosa più interessante di questo giro è la cronologia. Le porte nascono nel Trecento con una funzione militare, e vengono rifatte nel Settecento con una funzione opposta. È lo stesso secolo in cui Martina Franca costruisce la Basilica di San Martino, rialza la torre civica e riempie i vicoli di portali scolpiti: la città non ha più bisogno di chiudersi e usa i propri ingressi per dichiarare quanto sta bene. Le porte, in questo senso, sono il documento più onesto che il centro storico conservi.

Dormire nel centro di Martina Franca

Dimora Donizzetti offre due case vacanza indipendenti nel centro della città: cucina completa, aria condizionata, Wi-Fi gratuito e self check-in in entrambe. Da qui il borgo antico si gira a piedi e la Valle d'Itria comincia subito fuori.