Piazza Plebiscito a Martina Franca, con i palazzi barocchi e i portici
Piazza Plebiscito a Martina Franca, con i palazzi barocchi e i portici — foto: Freddyballo · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Martina Franca si annuncia da lontano: un profilo bianco in cima a una collina, staccato dal verde dei vigneti e dal grigio dei muretti a secco. È il comune più alto della provincia di Taranto e ha un’aria diversa dagli altri centri della Valle d’Itria: meno cartolina, più città. Una giornata basta per attraversarla con calma, a patto di sapere dove guardare.

Un nome che è già una storia

L’abitato nasce come villaggio medievale legato alla devozione per San Martino di Tours. Nel 1310 Filippo I d’Angiò, principe di Taranto, lo rifonda concedendo a chi fosse venuto ad abitarlo esenzioni da tasse e dazi: nell’editto costitutivo il luogo viene definito il casale della franca Martina. Altre franchigie arrivarono nel secolo successivo, e da lì il nome si fissò. Camminando per il centro vi accorgerete che quella vicenda non è un dettaglio d’archivio: la ricchezza portata da agricoltura e allevamento, e poi il grande slancio del Settecento, hanno costruito materialmente le facciate che state guardando.

Piazza Plebiscito e la Basilica di San Martino

È il cuore scenografico della città. La Basilica di San Martino, avviata nel 1747, è il manifesto del barocco locale nella sua versione più tarda e leggera: la facciata sale per gradi fino al gruppo scultoreo del santo che divide il mantello con il povero, l’episodio che ha dato il nome alla città. La piazza è chiusa dalla Torre Civica, voluta nel 1734, e dal Palazzo dell’Università, l’antica sede amministrativa cittadina. Fermatevi qualche minuto sul lato in ombra: la facciata cambia parecchio a seconda dell’ora, e nel tardo pomeriggio la pietra chiara diventa quasi dorata.

Piazza Roma e il Palazzo Ducale

A pochi passi si apre Piazza Roma, di forma triangolare, dominata dal Palazzo Ducale. Fu costruito a partire dal 1668 per volontà del duca Petracone V Caracciolo, là dove sorgeva il castello medievale trecentesco. All’interno, le sale affrescate a tempera nel 1776 da Domenico Antonio Carella — la sala dell’Arcadia, quella del Mito, quella della Bibbia — sono la testimonianza più intatta di che cosa significasse, qui, essere corte. Oggi l’edificio ospita uffici comunali e spazi espositivi: orari e modalità di visita conviene verificarli sui canali ufficiali del Comune, perché variano con le stagioni.

Consiglio pratico: lasciate l’auto fuori dal borgo antico e affrontatelo a piedi. Le vie del centro storico sono strette e in buona parte pedonali, e le distanze reali sono minime: dal Palazzo Ducale a Piazza Plebiscito si arriva in pochissimi minuti. Se venite in estate, riservate le ore centrali del pomeriggio a una pausa all’ombra e riprendete il giro verso le cinque: la luce è più bella e le piazze si riempiono di vita.

Le porte del borgo antico

Il centro storico ha una forma quasi ovale, eredità della cinta muraria trecentesca. Restano quattro porte, ognuna con un carattere suo:

  • Porta di Santo Stefano, la principale, oggi arco barocco rifatto nel 1764, accanto al Palazzo Ducale;
  • Porta di San Nicola, la più antica, nota anche come Arco di San Francesco per la chiesa che le sorge vicino;
  • Porta di San Pietro, conosciuta da tutti come Porta Stracciata;
  • Porta del Carmine, detta anche Porta di Santa Maria.

Attraversarle tutte è il modo più semplice per capire dove finiva la città vecchia e dove comincia quella ottocentesca.

I vicoli, i palazzi, i dettagli

Fuori dalle due piazze comincia la parte migliore. Il reticolo di vicoli bianchi si apre di continuo su portali scolpiti, stemmi, mascheroni, balconi in ferro battuto sostenuti da mensole lavorate. I palazzi nobiliari non si impongono come a Lecce: qui il barocco è più sobrio, giocato sul contrasto fra la calce bianca dei muri e la pietra chiara delle cornici. Vale la pena cercare anche la Chiesa di San Domenico, con la sua facciata movimentata, e concedersi qualche minuto senza mappa, lasciando che siano gli archi e le scalinate a decidere il percorso.

Come chiudere la giornata

Verso sera il centro cambia ritmo e diventa il posto naturale in cui restare. Se capitate in piena estate, sappiate che ogni anno, tra metà luglio e i primi giorni di agosto, Martina Franca ospita il Festival della Valle d’Itria, rassegna lirica nata negli anni Settanta che utilizza come palcoscenico principale il cortile del Palazzo Ducale, oltre ad altri luoghi della città. Le date esatte dell’edizione in corso si trovano sui canali ufficiali della manifestazione.

Dormire nel centro di Martina Franca

Dimora Donizzetti offre due case vacanza indipendenti nel centro della città: cucina completa, aria condizionata, Wi-Fi gratuito e self check-in in entrambe. Da qui il borgo antico si gira a piedi e la Valle d'Itria comincia subito fuori.