La Puglia del vino è conosciuta soprattutto per i rossi potenti del Salento e della Murgia. La Valle d'Itria fa eccezione: qui, su un altopiano calcareo che supera i quattrocento metri, si producono da sempre vini bianchi, freschi e agili, da vitigni che quasi non esistono altrove. È una nicchia piccola ma antica, riconosciuta ufficialmente da più di mezzo secolo. Se siete curiosi di capire cosa state bevendo, bastano poche coordinate.
Locorotondo DOC, una delle prime denominazioni pugliesi
La denominazione di origine controllata Locorotondo risale al 1969 ed è fra le più antiche della Puglia e dell'Italia meridionale. La zona di produzione comprende i territori di Locorotondo e Cisternino e una porzione del comune di Fasano: un fazzoletto di campagna che dalla Valle d'Itria si affaccia verso l'Adriatico.
Il disciplinare prevede una base fondata sulla Verdeca, presente per almeno la metà dell'uvaggio, affiancata dal Bianco d'Alessano. Oltre alla versione ferma sono previste tipologie ulteriori, fra cui lo spumante. Nel bicchiere il Locorotondo è tipicamente un bianco di colore chiaro con riflessi verdolini, dal profilo asciutto e nervoso, più teso che opulento.
Martina Franca DOC, il vino di casa
La denominazione Martina, o Martina Franca, è stata riconosciuta nel giugno del 1969, praticamente in contemporanea con la vicina Locorotondo. La zona comprende l'intero territorio di Martina Franca, Crispiano e Alberobello, più porzioni di Ceglie Messapica e Ostuni: un'area che attraversa tre province e che coincide con il cuore agricolo della Murgia dei Trulli.
L'uvaggio è definito con precisione: Verdeca dal 50 al 65 per cento, Bianco d'Alessano dal 35 al 50 per cento, con l'eventuale aggiunta di piccole quote, fino a un massimo del cinque per cento, di Fiano, Bombino bianco o Malvasia toscana. È di fatto lo stesso schema del Locorotondo, con proporzioni leggermente diverse: due denominazioni sorelle, nate dallo stesso paesaggio e dagli stessi vitigni.
Verdeca e Bianco d'Alessano, i due protagonisti
La Verdeca è il vitigno che dà il nome al colore: regala ai vini un riflesso verdognolo e un profilo aromatico delicato, spesso descritto con richiami a fiori di campo e note agrumate. È un'uva che mantiene bene l'acidità, il che in un clima caldo come quello pugliese è una risorsa preziosa.
Il Bianco d'Alessano è autoctono e svolge il ruolo complementare: porta corpo, morbidezza e una rotondità che bilancia la tensione della Verdeca. Da soli i due vitigni sarebbero incompleti; insieme costruiscono l'equilibrio tipico di questi bianchi. Negli ultimi anni alcune cantine hanno cominciato a vinificarli anche in purezza, per capire meglio cosa sappia fare ciascuno dei due.
Perché qui nascono bianchi e non rossi
La risposta sta nel terreno e nell'altitudine. Il suolo della Valle d'Itria è calcareo-argilloso, drenante, povero: condizioni che limitano la vigoria della pianta e favoriscono finezza più che potenza. L'altopiano, poi, si trova a un'altitudine considerevole per la Puglia, e questo produce un'escursione termica fra il giorno e la notte che aiuta a preservare gli aromi e l'acidità delle uve bianche.
C'è anche una ragione storica. In questa zona la vite è stata a lungo allevata ad alberello, con rese contenute e una viticoltura di piccolissima scala, spesso in appezzamenti chiusi da muretti a secco. Il paesaggio agrario che vedete percorrendo le strade fra Martina Franca, Locorotondo e Cisternino è ancora quello: vigne minute incastonate fra uliveti e trulli.
Oltre le due DOC: la Valle d'Itria IGT
Accanto alle due denominazioni storiche esiste dal 1995 l'indicazione geografica tipica Valle d'Itria, che copre un'area più ampia estesa alle province di Bari, Brindisi e Taranto. È la sigla sotto cui molte cantine imbottigliano le sperimentazioni: vitigni in purezza, macerazioni sulle bucce, spumantizzazioni, blend che escono dai vincoli dei disciplinari. Se in etichetta trovate questa dicitura non state comprando un vino di serie B, ma spesso il contrario: un'interpretazione più libera dello stesso territorio.
Come e con cosa berli
Sono vini nati per accompagnare la cucina locale, e con quella funzionano meglio. Un Locorotondo o un Martina Franca giovani stanno benissimo con i latticini freschi, con la pasta di semola condita di verdure, con il pesce dell'Adriatico e dello Ionio. Le versioni spumantizzate reggono bene l'aperitivo e i fritti. Il capocollo e i formaggi stagionati, più intensi, chiedono qualcosa di più strutturato: qui può funzionare una Verdeca vinificata con maggiore contatto con le bucce.
Un'ultima nota. Queste denominazioni contano numeri piccoli rispetto ai colossi pugliesi, e molte bottiglie si trovano soprattutto in zona. Se un'etichetta vi convince, è il caso di portarsela a casa: fuori dalla Valle d'Itria non è detto che la ritroviate facilmente.
Dormire nel centro di Martina Franca
Dimora Donizzetti offre due case vacanza indipendenti nel centro della città: cucina completa, aria condizionata, Wi-Fi gratuito e self check-in in entrambe. Da qui il borgo antico si gira a piedi e la Valle d'Itria comincia subito fuori.